Quando il pink power si fa dark: le 10 migliori villain secondo Sedadavo
Le mimose stanno appassendo e hanno perso quella loro caratteristica leggera puzza già da un pezzo, ma questo non vieta di parlare ancora di donne. In particolare Sedadavo pensa che sia coerente con le istanze di uguaglianza femminile riconoscere nel pink power non solo l’ideale di donna-eroina, ma anche le potenzialità di un dark power.
E quali personaggi nella storia del cinema hanno saputo incarnarlo ed esaltarlo al meglio?
Sedadavo è qui per rimanere fedele a grandi classici, ma soprattutto per proporre novità che stiano al passo con le uscite degli ultimi anni e con l’evoluzione dei gusti del pubblico: è stata fatta una cernita delle espressioni femminili più lucidamente crudeli del grande schermo – motivo per cui, ad esempio, viene qui esclusa la troppo passionale Alex Forrest di Attrazione Fatale –, e per questione di sintesi sono state selezionate dieci vincitrici. Ai lettori posteri l’invito a suggerire altri nomi, e attenzione agli spoiler!
Laure Ash/Lily intepretata da Rebecca Romjn in “Femme Fatale” (2002) di Brian De Palma
Il solo fatto che la protagonista non abbia un nome specifico suggerisce un personaggio ambiguo: De Palma voleva dare corpo al sogno della femme fatale nel nuovo millennio e l’ha reso spregiudicato nell’uso del corpo per irretire le proprie vittime, sempre preparato a fronteggiare qualsiasi situazione pericolosa e terribilmente spietato nel calcolare solo il proprio interesse. Per chi si fosse perso questa piccola perla ma fosse rimasto sintonizzato con l’ultimo anno cinematografico, non c’è dubbio che David Leitch si sia ispirato a Laure/Lily per la sua Atomica Bionda.
Regina George interpretata da Rachel McAdams in “Mean Girls” (2004) di Mark Waters
A Regina George non si può negare il merito di aver sfanculato lo stereotipo della teen comedy americana: ci sono personaggi che l’hanno fatto meglio? Forse, ma di sicuro nessuno è stato un fenomeno di massa più trascinante della Barbie boss. Regina concilia la maniacale cura per l’estetica con un’incrollabile sicurezza in se stessa, a dispetto di tutti quelli che vedono in una bella ragazza la sola risorsa dell'aspetto fisico. È elegantemente falsa, innegabilmente magnetica e fottutamente pericolosa se provocata. Meglio starle lontano, ma per chiunque la conosca risulta praticamente impossibile.
Miranda Priestley interpretata da Meryl Streep ne “Il diavolo veste Prada” (2006) di David Frankel
Se la compostezza avesse un volto, sarebbe il suo, in ogni frame del film: niente la impressiona e niente, soprattutto, la commuove. È in grado di ossessionare qualsiasi persona con l’idea di sé senza alcuno sforzo, e se ne approfitta per far girare il vento sempre a favore dell’impeccabilità della piega dei capelli.
Genesis e Bel interpretate da Lorenza Izzo e Ana de Armas in “Knock Knock” (2015) di Eli Roth
Sedadavo voleva una coppia surreale alla Funny Games, ed Eli Roth ha fornito la versione al femminile più avvicinabile. Genesis e Bel sono le barbare dell’home invasion, specializzate nel rovinare la vita ai maschi fedifraghi per puro divertimento: sono infantili quanto inquietanti, disturbanti quanto distruttive. Certo non raggiungono il livello orrorifico di Paul e Peter nei film di Haneke, ma in parte compensano con il fattore porno.
Mildred Ratched interpretata da Louise Fletcher in “Qualcuno volò sul nido del cuculo” (1975) di Miloš Forman
Al quinto posto nella lista dei 50 migliori cattivi dell’American Film Institute, l’infermiera Ratched si può ricondurre alla categoria “Dorian Gray”: ha più di quarant’anni ma non è invecchiata di un secondo. Il personaggio non svela una sola sbavatura di ingenuità, le sue basi rimangono solide: quello che inizialmente sembra un atteggiamento giustificato dal ruolo di caporeparto scivola presto in un lato oscuro e maniacale, contagioso soprattutto per le personalità più deboli che la subiscono fino alla morte.
Yzma in "Le follie dell'imperatore" (2000) di Mark Dindal
Con buona pace della vecchia scuola che vede in Crudelia Demon il personaggio più cattivo delle pellicole animate, si deve riconoscere in Yzma un piano decisamente più elevato e una personalità più geniale: che importa di una pelliccia di dalmata, quando si può puntare a uccidere un imperatore e impossessarsi del suo impero? Yzma nasconde un pugnale sotto il vestito, “ha ucciso per molto meno”, e anche imbrigliata nelle sembianze di gattina rimane una nemica agguerrita.
Annie Wilkes interpretata da Kathy Bates in “Misery non deve morire” (1990) di Rob Reiner
Sebbene vada matta per il suo scrittore preferito, Annie Wilkes sa essere paziente e riesce a mostrare il suo volto più rassicurante quando torna l’occasione di fare l’infermiera – almeno finché non arriva alla fine de Il figlio di Misery. La sua follia è sfrenata quanto imprevedibile, le sue intenzioni sicure come le mani che brandiscono il martello. In questa lista risulta il personaggio più in bilico sul filo della lucidità, ma non cade mai nel baratro della mania cieca e scarsamente geniale.
Nonna Smurf interpretata da Jacki Weaver in “Animal kingdom” (2010) di David Michôd
Senza ombra di dubbio la novità più sconvolgente dal cinema post 2000: Janine “Smurf” Cody è una madre, una nonna e la matriarca di una nota famiglia criminale di Melbourne. Nutre nei confronti dei figli e del nipote un amore dolce, premuroso e inquietantemente fisico: non importa che siano rapinatori o assassini, nonna Smurf ha bisogno di stare con i suoi bambini. Nel caso l’equilibrio famigliare vacilli, si rivela glaciale ricattatrice e implacabile giustiziera senza mai sporcarsi le mani direttamente. Un Padrino al femminile, con tutte le ombre edipiche del caso.
Catherine Tramell interpretata da Sharon Stone in "Basic instinct" (1992) di Paul Verhoeven
Altra femme fatale, altro personaggio che fa della seduzione la sua prima arma. Verhoeven porta in scena una bionda che sta più a suo agio con le macchie di sangue che con gli slip addosso: un’icona che non ha bisogno di presentazioni. È l’esempio da avanzare in direzione ostinata e contraria a quella corrente che vede scarsa autostima nella donna sessualmente disinibita: dite pure a Catherine Tramell “dovresti avere più rispetto per te stessa”, vediamo dove vi infila il punteruolo da ghiaccio.
Ava interpretata da Alicia Vikander in “Ex Machina” (2015) di Alex Garland
Tenuta prigioniera in una stanza, isolata da qualsiasi contatto e prossima allo smantellamento: tutti abbiamo creduto che Ava fosse la vittima in questa storia. O meglio, ci aveva convinto: la tela della sua falsità è tanto sottile da risultare trasparente come la parete che divide il personaggio dal protagonista/spettatore. Ha programmato un piano ancora prima che si presenti l’occasione per sfruttarlo perché la sua intelligenza le permette non solo di essere “confusa” con un umano, ma di superarlo anche solo con un paio di dolci occhioni nocciola. Dannazione.
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Fonti: Femme Fatale
Mean Girls
Il Diavolo veste Prada
Knock Knock
Qualcuno volò sul nido del cuculo
Le follie dell'imperatore
Misery non deve morire
Animal kingdom
Basic instinct
Ex machina
Credits: Animal Kingdom
Femme Fatale
| Il dolce sorriso di nonna Smurf è quantomai invitante per continuare a leggere questo post |
E quali personaggi nella storia del cinema hanno saputo incarnarlo ed esaltarlo al meglio?
Sedadavo è qui per rimanere fedele a grandi classici, ma soprattutto per proporre novità che stiano al passo con le uscite degli ultimi anni e con l’evoluzione dei gusti del pubblico: è stata fatta una cernita delle espressioni femminili più lucidamente crudeli del grande schermo – motivo per cui, ad esempio, viene qui esclusa la troppo passionale Alex Forrest di Attrazione Fatale –, e per questione di sintesi sono state selezionate dieci vincitrici. Ai lettori posteri l’invito a suggerire altri nomi, e attenzione agli spoiler!
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| Laure Ash/Lily in Femme Fatale |
Il solo fatto che la protagonista non abbia un nome specifico suggerisce un personaggio ambiguo: De Palma voleva dare corpo al sogno della femme fatale nel nuovo millennio e l’ha reso spregiudicato nell’uso del corpo per irretire le proprie vittime, sempre preparato a fronteggiare qualsiasi situazione pericolosa e terribilmente spietato nel calcolare solo il proprio interesse. Per chi si fosse perso questa piccola perla ma fosse rimasto sintonizzato con l’ultimo anno cinematografico, non c’è dubbio che David Leitch si sia ispirato a Laure/Lily per la sua Atomica Bionda.
Regina George interpretata da Rachel McAdams in “Mean Girls” (2004) di Mark Waters
A Regina George non si può negare il merito di aver sfanculato lo stereotipo della teen comedy americana: ci sono personaggi che l’hanno fatto meglio? Forse, ma di sicuro nessuno è stato un fenomeno di massa più trascinante della Barbie boss. Regina concilia la maniacale cura per l’estetica con un’incrollabile sicurezza in se stessa, a dispetto di tutti quelli che vedono in una bella ragazza la sola risorsa dell'aspetto fisico. È elegantemente falsa, innegabilmente magnetica e fottutamente pericolosa se provocata. Meglio starle lontano, ma per chiunque la conosca risulta praticamente impossibile.
Miranda Priestley interpretata da Meryl Streep ne “Il diavolo veste Prada” (2006) di David Frankel
Se la compostezza avesse un volto, sarebbe il suo, in ogni frame del film: niente la impressiona e niente, soprattutto, la commuove. È in grado di ossessionare qualsiasi persona con l’idea di sé senza alcuno sforzo, e se ne approfitta per far girare il vento sempre a favore dell’impeccabilità della piega dei capelli.
| Per lei non c'è bisogno di una didascalia |
Sedadavo voleva una coppia surreale alla Funny Games, ed Eli Roth ha fornito la versione al femminile più avvicinabile. Genesis e Bel sono le barbare dell’home invasion, specializzate nel rovinare la vita ai maschi fedifraghi per puro divertimento: sono infantili quanto inquietanti, disturbanti quanto distruttive. Certo non raggiungono il livello orrorifico di Paul e Peter nei film di Haneke, ma in parte compensano con il fattore porno.
Mildred Ratched interpretata da Louise Fletcher in “Qualcuno volò sul nido del cuculo” (1975) di Miloš Forman
Al quinto posto nella lista dei 50 migliori cattivi dell’American Film Institute, l’infermiera Ratched si può ricondurre alla categoria “Dorian Gray”: ha più di quarant’anni ma non è invecchiata di un secondo. Il personaggio non svela una sola sbavatura di ingenuità, le sue basi rimangono solide: quello che inizialmente sembra un atteggiamento giustificato dal ruolo di caporeparto scivola presto in un lato oscuro e maniacale, contagioso soprattutto per le personalità più deboli che la subiscono fino alla morte.
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| Terrore puro |
Con buona pace della vecchia scuola che vede in Crudelia Demon il personaggio più cattivo delle pellicole animate, si deve riconoscere in Yzma un piano decisamente più elevato e una personalità più geniale: che importa di una pelliccia di dalmata, quando si può puntare a uccidere un imperatore e impossessarsi del suo impero? Yzma nasconde un pugnale sotto il vestito, “ha ucciso per molto meno”, e anche imbrigliata nelle sembianze di gattina rimane una nemica agguerrita.
Annie Wilkes interpretata da Kathy Bates in “Misery non deve morire” (1990) di Rob Reiner
Sebbene vada matta per il suo scrittore preferito, Annie Wilkes sa essere paziente e riesce a mostrare il suo volto più rassicurante quando torna l’occasione di fare l’infermiera – almeno finché non arriva alla fine de Il figlio di Misery. La sua follia è sfrenata quanto imprevedibile, le sue intenzioni sicure come le mani che brandiscono il martello. In questa lista risulta il personaggio più in bilico sul filo della lucidità, ma non cade mai nel baratro della mania cieca e scarsamente geniale.
Nonna Smurf interpretata da Jacki Weaver in “Animal kingdom” (2010) di David Michôd
Senza ombra di dubbio la novità più sconvolgente dal cinema post 2000: Janine “Smurf” Cody è una madre, una nonna e la matriarca di una nota famiglia criminale di Melbourne. Nutre nei confronti dei figli e del nipote un amore dolce, premuroso e inquietantemente fisico: non importa che siano rapinatori o assassini, nonna Smurf ha bisogno di stare con i suoi bambini. Nel caso l’equilibrio famigliare vacilli, si rivela glaciale ricattatrice e implacabile giustiziera senza mai sporcarsi le mani direttamente. Un Padrino al femminile, con tutte le ombre edipiche del caso.
Catherine Tramell interpretata da Sharon Stone in "Basic instinct" (1992) di Paul Verhoeven
Altra femme fatale, altro personaggio che fa della seduzione la sua prima arma. Verhoeven porta in scena una bionda che sta più a suo agio con le macchie di sangue che con gli slip addosso: un’icona che non ha bisogno di presentazioni. È l’esempio da avanzare in direzione ostinata e contraria a quella corrente che vede scarsa autostima nella donna sessualmente disinibita: dite pure a Catherine Tramell “dovresti avere più rispetto per te stessa”, vediamo dove vi infila il punteruolo da ghiaccio.
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| Ava in Ex Machina |
Ava interpretata da Alicia Vikander in “Ex Machina” (2015) di Alex Garland
Tenuta prigioniera in una stanza, isolata da qualsiasi contatto e prossima allo smantellamento: tutti abbiamo creduto che Ava fosse la vittima in questa storia. O meglio, ci aveva convinto: la tela della sua falsità è tanto sottile da risultare trasparente come la parete che divide il personaggio dal protagonista/spettatore. Ha programmato un piano ancora prima che si presenti l’occasione per sfruttarlo perché la sua intelligenza le permette non solo di essere “confusa” con un umano, ma di superarlo anche solo con un paio di dolci occhioni nocciola. Dannazione.
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Fonti: Femme Fatale
Mean Girls
Il Diavolo veste Prada
Knock Knock
Qualcuno volò sul nido del cuculo
Le follie dell'imperatore
Misery non deve morire
Animal kingdom
Basic instinct
Ex machina
Credits: Animal Kingdom
Femme Fatale





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