Quando il principiante non è allo sbaraglio: dieci under trenta che hanno spaccato il grande schermo

Oggi Sedadavo ha deciso di dare un brutto colpo alla vostra autostima: vi siete laureati? Ma che bravi. Avete trovato un buon lavoro stabile? Complimenti. Magari vi siete pure emancipati dal nido natale e avete trovato una casetta che riuscite a mantenere senza gli aiuti di mamma e papà: tutto questo è ammirevole, soprattutto se siete degli under trenta. Ma i ragazzi di cui questo post vuole parlare sono di una risma diversa da noi comuni mortali. Se ci tenete alle vostre soddisfazioni, chiudete. Altrimenti, stringiamoci e deprimiamoci assieme.
Perché questo è un post su tutti quegli artisti che nel mondo del cinema non solo hanno avuto successo prima di spegnere trenta candeline, ma hanno fatto strike al loro primo tiro. A volte si tratta della fortuna del principiante, più spesso è il sintomo di una futura carriera luminosa. In particolare Sedadavo ha accantonato tutta la categoria degli attori, in quanto già sufficientemente noti di per sé e comunque “facilitati” da un meccanismo che, nel momento in cui deve comporre il quadro di una famigliola americana, si muove alla ricerca di una Drew Barrymore di sette anni, ad esempio.
Sedadavo vuole concentrarsi su chi il meccanismo invece lo fa muovere, chi sta dietro la telecamera, chi è assurto a una posizione di controllo in una fase di pre-produzione e produzione: quali sono insomma gli sceneggiatori, i registi e i (rarissimi) produttori che hanno spaccato lo schermo al loro debutto sotto i trent’anni? Ecco dieci nomi tutti per voi masochisti.
Steven Spielberg – Duel
Partiamo col botto: Steven Spielberg è nato nel 1946, Duel è del 1971. Se la calcolatrice del cellulare non sbaglia, Spielberg aveva venticinque anni quando sfornò la sua prima perla. Un film per la televisione certo, ma fossero tutti dei cult i film per il piccolo schermo! Così l’industria americana si accorse che quel giovane regista era sprecato dove stava e lo lanciò immediatamente nel mondo del cinema: le aspettative non vennero deluse, soprattutto se si considera che, dopo Sugarland Express, dagli studi della Universal uscì Lo Squalo. Era il 1975 e no, Spielberg non aveva ancora trent’anni.
Il ventinovenne Spielberg sul set de Lo Squalo

Truffaut che gestisce una classe di mocciosi
ne I quattrocento colpi
François Truffaut – I quattrocento colpi
Classe 1932, Truffaut diresse il suo primo lungometraggio nel 1959: I quattrocento colpi, con l’ultimo sguardo in macchina del piccolo Antoine Doinel, disarmò la giuria del  12° Festival di Cannes, al punto da insignire un ventisettenne del Premio alla migliore regia. I quattrocento colpi venne presto riconosciuto come una delle pietre angolari della Nouvelle vague, nonché il trampolino di lancio per la carriera di Truffaut, che solo tre anni dopo realizzò l’allora scandaloso Jules e Jim.

Diablo Cody alla cerimonia di premiazione
degli Oscar nel 2008
Diablo Cody - Juno
Brook Busey aveva ventinove anni quando dismise i succinti panni della spogliarellista e firmò sotto il nome di Diablo Cody una sceneggiatura da Oscar intitolata Juno. Battendo concorrenti come Michael Clayton e Ratatouille, Juno incarnò la consacrazione del cinema millenial-indie ai livelli istituzionali dell’Academy. Ora come ora il resto della carriera di Diablo Cody non sembra sfavillare come poteva far sperare un tale inizio – soprattutto con uno scivolone come Jennifer’s body – ma Sedadavo rimane fiducioso nel talento di questa brillante scrittrice.
Paul Thomas Anderson – Boogie Nights 
Un produttore cinematografico di successo mondiale sotto i trent’anni è comune quanto una line sulla gioia di vivere in una sceneggiatura di Woody Allen. Tuttavia, Paul Thomas Anderson occupò per la prima volta lo scranno della produzione a ventisette anni con Boogie Nights, che lo impegnò anche alla regia e alla sceneggiatura. Visti i risultati eccezionali, il regista, produttore e sceneggiatore ritenne opportuno continuare a dimostrare onniscienza, onnipotenza e onnipresenza nei suoi successivi sei film: al momento ha collezionato otto candidature all’Oscar, senza mai riceverne uno.
Heather Graham riceve istruzioni da Paul Thomas Anderson sul set di Boogie nights

Durante le riprese di La notte dei morti viventi
George A. Romero – La notte dei morti viventi
Nel 1968 La notte dei morti viventi espose al pubblico elogio George A. Romero, un ventottenne che alla sua prima volta rivelò di saperla già lunga riguardo a regia, sceneggiatura, montaggio, fotografia e musiche. L’intuizione di morti che “won’t stay dead” ha riplasmato tutto il genere horror e ha dato origine a quel tema dell’apocalisse zombi su cui tanti prodotti fiction di ogni forma e colore marciano tuttora: che uno sia – inspiegabilmente – fan di The Walking Dead o della Trilogia del Cornetto, è Romero che deve ringraziare.
Mr. Brown dà istruzioni a Mr. White
Quentin Tarantino – Le Iene
A ventinove anni Quentin Tarantino ottenne la sua prima regia per il lungometraggio da lui scritto Le iene. Prima di allora, Tarantino aveva potuto rodare il suo stile su sceneggiature super riuscite come Una vita al massimo e Dal tramonto all’alba e sulla professione di script doctor, che è in pratica quello che ti prende il copione dalle mani e lo rende all’altezza di Hollywood. Le iene trasferì questo caratterino dalle parole alle immagini e risultò un’opera già così matura da essere notata ai piani alti delle case di produzione: ecco come iniziò l’idillio d’amore fra Tarantino e Weinstein.
Kevin Smith assieme al peggior commesso
di un negozio di videonoleggio
Kevin Smith - Clerks
Kevin Smith è un asso pigliatutto: la sua opera prima – nonché più celebre – Clerks lo fece debuttare a ventiquattro anni come regista, sceneggiatore, attore, produttore e montatore. Tutte le premesse per quello che sarebbe diventato un cult della commedia grottesca erano disastrose: le riprese furono arrangiate in orari prevalentemente notturni nel negozio di alimentari in cui Smith lavorava e il budget fu di poco più di 27 mila dollari. Eppure, Clerks fu acclamato a Cannes e riuscì a essere un successo al botteghino quando la Miramax ci mise le mani sopra – a riprova del fatto che Weinstein negli anni ‘90 era re Mida.
Sofia Coppola – Il giardino delle vergini suicide
Nonostante le influenze che l'essere figlia d'arte può comportare, Sofia Coppola da regista ha sviluppato un linguaggio visivo e narrativo totalmente slegato dall’esempio paterno: il suo debutto a ventott’anni ha tracciato un solco profondo e l’ha resa riconoscibilissima in tutto il panorama artistico. Le ambientazioni oniriche, l’approfondimento su personaggi femminili tormentati e i ritmi sospesi sono tutti elementi già presenti ne Il giardino delle vergini suicide, e troveranno pieno sviluppo in successi di critica come Lost in translation e Marie Antoinette.
Sofia Coppola e Danny DeVito sul set de Il giardino delle vergini suicide 
Matt Damon e Ben Affleck – Will Hunting
Valgono come uno perché chi ha seguito i Griffin con attenzione sa bene che Ben Affleck nulla ha contribuito nella stesura di Will Hunting. Scherzi a parte, l’idea nacque nel 1992 da Damon e dai compiti per un corso di sceneggiatura all’università di Harvard; si sviluppò dall’incontro e aiuto di Ben Affleck, finché nel 1994 lo script fu pronto; Rob Reiner suggerì un cambio di rotta, dal genere thriller a quello drammatico; infine, si approdò alla produzione nel 1997. Matt Damon e Ben Affleck avevano rispettivamente ventotto e ventisei anni, quando vinsero l’Oscar.
Due pischelli a ritirare un Academy Award
Orson Welles – Quarto potere
Siamo partiti col botto e vogliamo chiudere con il colpo di grazia: Quarto potere, l’opera che l’AFI ha consacrato al primo posto della classifica dei migliori film americani nella storia del cinema, è stato diretto, scritto, prodotto e interpretato da un venticinquenne alla sua prima volta alle prese con un lungometraggio. Il suo debutto l’ha condotto nel pantheon dei numi da cui nessun cinefilo può prescindere nel percorso di scoperta della propria passione, e ancora dopo settantasette anni Quarto Potere non ha perso la sua forza toccante quando sospira “Rosabella”.
Orson Welles sul set di Quarto potere

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Fonti: IMDb
Credits: Spielberg


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